28 maggio 1914. Manca un mese all’appuntamento col destino. Come Gavrilo e Franz, anche noi stiamo preparando le valigie

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Buon 1914.

“Un pugile negro aveva battuto l’avversario bianco, conquistando il campionato del mondo; si chiamava Johnson. Il presidente francese partiva per la Russia; si temeva che la pace mondiale fosse minacciata. Un tenore scoperto di recente guadagnava nell’America del Sud somme inaudite anche per l’America del Nord. Un terremoto spaventoso aveva colpito il Giappone: poveri giapponesi. Insomma gli avvenimenti si susseguivano, era un periodo agitato quello intorno alla fine del 1913 e al principio del 1914” (Robert Musil)

 “Era un’epoca a cavaliere tra due età della storia, nella quale la fine dell’era che stava terminando si scorgeva assai più chiaramente di quanto non si vedesse il principio di quella nuova, che stava iniziando allora. A quel tempo, per le violenze si cercavano ancora giustificazioni, e per le atrocità si impiegavano nomi presi a prestito dal tesoro spirituale del secolo passato. Tutto quel che accadeva aveva ancora un aspetto di dignità esteriore e il fascino della novità, quel terribile, fugace e ineffabile fascino che, in seguito, venne a sparire in modo così radicale che neppure coloro che in quel tempo lo sentirono con tanto vigore, possono più evocarlo, sia pure nel ricordo” (Ivo Andric)

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