50 sfumature di bianco, di Eric Gobetti

Immagine

“A Vienna andranno i nostri fantasmi, e vagando nel Palazzo faranno paura ai sovrani”

(l’ultima poesia di Gavrilo Princip, Terezin 1918)

 

Siamo abituati a pensare al progresso in maniera lineare, come un miglioramento continuo. Pensiamo però all’igiene del vestiario. L’introduzione della lavatrice domestica è stata davvero una svolta epocale, specie nella vita delle donne. Eppure non posso fare a meno di pensare a quel che probabilmente ha detto la mia bisnonna quando ne ha vista una la prima volta: “Io lavo meglio!” È vero. L’esercito di lavandaie e stiratrici di casa imperiale certamente produceva abiti così lindi e profumati che non sappiamo nemmeno immaginarceli oggi. La distanza sociale veniva rimarcata anche in queste piccole cose, dal grande effetto.

“Ci scommetterei che l’uomo che ha fatto il colpo s’era vestito bene apposta”, sostiene Il buon soldato Sćveik nel romanzo omonimo di Jaroslav Hašek, e pensa proprio a Gavrilo Princip. Certo s’era vestito al meglio, quel giorno, ma avrà avuto un unico abito, e come sempre odorava di grassi animali, sigarette e polvere. E non era uno straccione Gavrilo.

Oggi il più ricco degli umani va vestito più o meno come noi e in fondo anche il più povero ha due magliette con colori sgargianti. Un secolo fa invece Franz e Sofia si stagliavano sulla folla dei loro sudditi grigi e sdruciti come stelle nelle tenebre. Dovevano sembrare angeli, nei loro abiti immacolati, creature ultraterrene.

“Un giorno come gli altri ma forse con più rabbia in corpo”, Gavrilo “pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto”, per dirla con Francesco Guccini. Mentre mirava al cuore di Franz e Sofia sarà stato anche accecato da tanta pulizia, da tanta rigidità inamidata. L’erede al trono degli Asburgo era tanto ossessionato dalla compostezza degli abiti che da qualche anno, essendo un po’ imbolsito, se li faceva cucire addosso. Ci volle mezz’ora perché qualcuno trovasse un paio di forbici per fare letteralmente a pezzi la divisa dell’arciduca. Nel frattempo Franz si dissanguava lentamente. I suoi abiti così lindi sono rimasti per sempre intrisi di sangue. Si possono vedere, particolare lugubre e raccapricciante, al museo di storia militare di Vienna.

Sarebbe ora di dargli una sciacquata, anche se oramai è tardi.

“Troppo tardi, tardi per l’Austria, per l’Europa e il mondo” (Gilberto Forti).

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s