Essere Gavrilo Princip a Belgrado oggi di Simone Malavolti

Belgrado è una città che pulsa e che cambia velocemente, se pensiamo che solo 15 anni fa rappresentava lo spauracchio dell’occidente mentre oggi sembra correre in avanti senza preoccuparsi del passato. Ma questa città mantiene un rapporto tutto particolare col passato che emerge facilmente al solo nominare Princip o l’attentato di Sarajevo del 1914. Quel che c’è di certo è che, da una parte, sa mantenere vivo il proprio rancore ma allo stesso tempo è capace di liberarsi da quell’odioso obbligo a ricordare per odiare il “nemico”, non importa quale volto di volta in volta abbia assunto nel tempo.

Non è difficile, incontrando le persone per strada o nei luoghi pubblici, ritrovare tutti i crismi di una Serbia rancorosa, non più e non tanto verso un’Autria-Ungheria di inizio secolo, ma verso tutti gli altri “nemici” che hanno umiliato e continuano ad umiliare la loro nazione.

Così un pittore che espone i suoi quadri nella via pedonale centrale, scatta non appena sente il nome di Gavrilo Princip e non perde l’occasione per investirmi con un fiume di parole in cui è difficile trovare un capo e una coda, un vero filo conduttore. Non è difficile ritrovare nella ripetizione stanca e sistematica di una retorica pseudo nazionalista e complottista, tutti i topoi tipici della narrazione nazionale serba, da Kosovo polje ai bombardamenti della Nato. E dunque: “Cosa avresti detto se Gavrilo Princip avesse ammazzato Hitler? Non saresti stato d’accordo?”. Annuisco divertito per il parallelo storico decisamente ardito.

Mi reco il giorno dopo nella vecchia kafana Zlatna Maruna, dove i membri della Giovane Bosnia si ritrovarono per organizzare l’attentato a Francesco Ferdinando. Il caffè è stato ricostruito in stile primo novecento negli ultimi anni, ma non conserva memoria di questo piccolo fatto, nonostante le tante foto degli anni ’20 appese alle pareti. La memoria di cui parlo, infatti, non è quella ufficiale delle targhe ufficiali o delle celebrazioni pubbliche, ma la si ritrovanei bar, nelle kafane per la strada.Un gruppo di tre giovani trentenni, non appena accenno loro al progetto, mi accolgono in maniera divertita e simpatica. Anche in questo caso è sufficiente fare il “suo” nome per dare il via ad una serie di considerazioni pseudo-storiche che, sebbene meglio esposte, si rifanno agli stessi schemi narrativi già sentiti e che mi sentirò ripetere per giorni e di cui ormai conosco tutte le sfumature. Allo stesso tempo però mi mostrano divertiti come qualcuno abbia giocato con la sovraesposizione storico-mediatica del personaggio di Gavrilo Princip, creando addirittura un profilo su un social network.

Il giorno dopo mi reco al bel parco di Topcider, su una collina in periferia. All’ingresso incontro una coppia che si ripara sotto gli alberi da una pioggia imminente. Spiego loro che ci troviamo nel parco dove Gavrilo Princip e Nedeljko Čabrinović andarono nel maggio del 1914 ad esercitarsi a sparare in vista dell’attentato. A queste parole però il ragazzo esordisce dichiarandosi “contrario agli attentati e al terrorismo” e mi spiega quanto siano odiose e false per lui le strumentalizzazioni sulla vicenda. Si dice infine contento e in qualche modo fiero che il presidente dell’Austria sarà a Belgrado il 28 giugno in segno di pace.

È però il celebre murales di via Gavrilo Princip ha darmi l’immagine forse più eloquente di come i giovani belgradesi intrattengano questo rapporto tutto particolare con la propria memoria. Si tratta di una graffito con la sua celebre immagine (quasi l’unica foto che esiste) e con la scritta ritrovata nella sua cella di Terezin. Insomma un vero eroe popolare, direi piuttosto pop. Andiamo a vederlo con Olga Manojlović Pintar che ci fa osservare come l’immagine e l’iconografia di Gavrilo Princip sia stata fin dal principio riletta a seconda dei bisogni: nella prima Jugoslavia come eroe nazionale (serbo o jugoslavo a seconda della bisogna), per diventare poi un rivoluzionario durante la Jugoslavia socialista e trasformarsi in questa nuova versione di eroe nazionalista serbo, glorificato addirittura dalla chiesa ortodossa (ricordo che Gavrilo Princip durante l’interrogatorio si dichiarò di ideali jugoslavisti e ateo!).

Ma la parola definitiva l’ha certamente detta colui che sul murales ha pensato bene di riportare tutti con i piedi per terra, disegnando una bella e grande foglia di marijuana sulla bocca del nostro ormai caro Gavrilo Princip, in fondo l’abbiamo detto che anche lui era un giovane, anche se non belgradese.

 Defaced-Princip_grafitti_Belgrade

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