C’era una volta…

C’era una volta un vecchio contadino che, camminando lungo un sentiero, trovò una lampada abbandonata.
La lucidò, la pulì con tanta attenzione ai particolari da riportarla all’antico splendore.
Fu allora che uno spirito poté finalmente tornare libero.
Riconoscente, invitò il vecchio stupefatto ad esprimere tre desideri, assicurandolo che li avrebbe esauditi.
Il contadino, dopo aver riflettuto, chiese di tornare giovane, di diventare ricco e di avere una bella sposa.
Detto fatto, egli si trovò ringiovanito, in una splendida reggia, disteso su un letto con baldacchino, a riposare.
Una splendida donna, sua moglie, si avvicinò a lui, lo scosse con dolcezza e gli disse:
– Sveglia, è tardi. La carrozza ci aspetta, Ferdinando, dobbiamo partire per Sarajevo

WHAT A WONDERFUL WORLD, di Eric Gobetti

Sarajevo14

leopold lojka

(Leopold Lojka, l’autista di Franz Ferdinand)

28 giugno 1914. Franz e consorte osservano il fiume quasi in secca scorrere affianco a loro. Le due auto che precedono, cariche di poliziotti e uomini della scorta, svoltano a destra, verso il centro. L’autista ceco, Leopold Lojka, esita. Seduto accanto, il generale Oskar Potiorek esclama: “Ma che fanno, razza di idioti!?”, e poi, rivolto all’autista: “Dritto, dritto!”. L’auto prosegue sul lungofiume. Sofia getta uno sguardo nella via, verso la città vecchia. Scorge un ometto basso, coi baffi sottili, che la osserva con occhi inquieti. Per un attimo i loro sguardi si incrociano. Poi Sofia si volta verso Franz, che fissa la collina davanti a loro. Una ventata di aria calda, soffocante. Mentre procedono verso la periferia della città, la duchessa Sofia di Hohenberg appoggia il capo sulla spalla del marito, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria. E sussurra: “Siamo vivi”. Poi tornano…

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WHAT A WONDERFUL WORLD, di Eric Gobetti

leopold lojka

(Leopold Lojka, l’autista di Franz Ferdinand)

28 giugno 1914. Franz e consorte osservano il fiume quasi in secca scorrere affianco a loro. Le due auto che precedono, cariche di poliziotti e uomini della scorta, svoltano a destra, verso il centro. L’autista ceco, Leopold Lojka, esita. Seduto accanto, il generale Oskar Potiorek esclama: “Ma che fanno, razza di idioti!?”, e poi, rivolto all’autista: “Dritto, dritto!”. L’auto prosegue sul lungofiume. Sofia getta uno sguardo nella via, verso la città vecchia. Scorge un ometto basso, coi baffi sottili, che la osserva con occhi inquieti. Per un attimo i loro sguardi si incrociano. Poi Sofia si volta verso Franz, che fissa la collina davanti a loro. Una ventata di aria calda, soffocante. Mentre procedono verso la periferia della città, la duchessa Sofia di Hohenberg appoggia il capo sulla spalla del marito, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria. E sussurra: “Siamo vivi”. Poi tornano a casa insieme, lui diventa imperatore, realizza delle riforme pazzesche che cambiano il modo di pensare di tutta Europa, apre alle minoranze e ai poveri, offre welfare e democrazia. Lenin resta in Svizzera a scrivere testi teorici, Hitler fa il pittore a Vienna, Mussolini dirige l’Avanti fino alla vecchiaia e si fa due legislature in Parlamento, col partito socialista. La Serbia viene annessa, anzi assorbita, nel nuovo sistema imperiale, che piano piano si trasforma in una comunità economica e politica che include mezza Europa. Gavrilo Princip pubblica poesie a Belgrado ma raggiunge la fama con un romanzo su un attentato che sarebbe stato compiuto a Sarajevo nel 1914. È il 1964 e l’ultima imperatrice Sofia ha appena varato gli Stati Uniti d’Europa: Germania, Italia e poi anche Francia e Spagna entrano nel gruppo. Alla fine del secolo tutta l’Europa prospera, in pace e fraternità. Le macchine vanno a idrogeno, le bici volano, le città sono grandi parchi con casette residenziali e luminosi palazzi amministrativi; tutti o quasi parlano tedesco. Nel 2014 Hollywood sbanca i botteghini di mezzo mondo con un film inquietante tratto dal romanzo di Princip: L’inizio della fine. È una pellicola del genere catastrofico, una specie di Armageddon innescata da un attentato contro l’erede al trono imperiale d’Austria, nel 1914 a Sarajevo. Altro che Stati Uniti d’Europa! Nel film i popoli europei si scannano a vicenda in una guerra fratricida che dura quattro anni, fa 15 milioni di morti e lascia il continente sfinito e diviso da mille confini. La solita americanata, commentano perlopiù i giornali europei, con una punta di polemica. Gli eredi di Princip si spingono addirittura a intentare una causa contro la casa di produzione cinematografica: il loro illustre antenato viene raffigurato nientemeno che come il terrorista che dà il via alla carneficina!