Life rewind. di Eric Gobetti

Torino, 13 luglio 2014, piove.
C’è sempre un momento per ricominciare, un punto di svolta, un arrivo e una partenza. Life rewind. La vita è una ruota che gira, mai perfettamente sferica. Il cerchio non è rotondo. Pugni in faccia e sputi. Gioia e tenerezza. Poi ancora rabbia vento scoiattoli armi buchi nei muri stendardi campane a distesa lampi verdi cicale scogli multe sul parabrezza freno tirato pareti spoglie. Cardi fioriti.
Molti lo sanno, molti no, a molti non frega niente, è normale: a Sarajevo siamo stati derubati. Qualcuno è entrato nel camper che da una settimana usavamo da casa, macchina, magazzino, centro operativo e logistico, ricettacolo di sentimenti vari. Abbiamo perso molto materiale, diverse cose acquistate per l’occasione, altri strumenti di lavoro e soprattutto gli hard disk con le riprese effettuate nei sette giorni precedenti. Era il 28 giugno, da poco avevamo passato indenni l’ora dell’attentato. Ma alla fine anche questa volta il nostro Franz ha subito un duro colpo a Sarajevo. Una batosta difficile da sopportare. Un sogno interrotto bruscamente.
Abbiamo passato un anno a lavorare a questo progetto. Ogni cosa sembrava resistere, ogni nuova svolta sembrava volerci convincere a non partire. Ma siamo andati avanti lo stesso, senza soldi, senza appoggi, passando giornate intere a leggere, studiare, ipotizzare strade per un finanziamento, contattare persone, creare un piano logistico. Infine siamo partiti.
Sembravamo un’armata Brancaleone e un po’ lo eravamo davvero. Ma avevamo messo su un po’ di attrezzatura professionale e ognuno di noi sapeva fare qualcosa. Siamo stati veri compagni di viaggio, abbiamo condiviso gioie e dispiaceri, abbiamo incontrato persone stupende, scavallato molte frontiere. In ognuno di noi resterà un po’ di quest’avventura, ognuno a modo suo la ricorderà con una punta di nostalgia. E anche tanto rammarico.
Carlo è più lungo di quanto sia necessario in un camper; parla poco e lavora sodo. Ogni sosta una sigaretta, cavalletto e riprese. Minus stenta a svegliarsi presto, a casa lavora di notte. Ma quando c’è, si accontenta di poco e lo puoi vedere affascinato dai suoni del mondo come il protagonista di Lisbon story. Camilla prende sul serio il suo lavoro di segretaria di produzione: dispensa buon umore e appunta ogni scena girata. Non ci servirà a niente, purtroppo.
Molte cose sono andate perse ma resta indelebile la straordinaria ospitalità di Simone G. a Sarajevo e il suo aiuto prestato in ogni momento, anche nel peggiore. Poi dobbiamo ringraziare chi ci ha mostrato solidarietà e ha cercato in qualche modo di aiutarci: Vanni, Azra, Valentina, Giovanna, Rada e molti altri. Nel furto abbiamo perso soprattutto tante belle interviste, incontri belli e significativi che avevamo avuto lungo il tragitto. Grazie ancora a Bojan che ci ha divertito e appassionato con le sue storie sulla vecchia Trieste e sul nazionalismo serbo e jugoslavo. Grazie a Mila per le sue opinioni taglienti come sempre sulla distorsione del personaggio di Gavrilo. Grazie a Jasmina e Bruce per la location scelta per l’intervista: il Galeb, la nave di Tito ancorata a marcire nel porto di Fiume. Ci avete illuminato davvero sui concetti di guerra e pace, sull’uso e abuso dei simboli storici e attendiamo con ansia la vostra Tamo daleko in versione punk-pacifista. Grazie a Nino e Veso, che hanno interpretato perfettamente i loro ruoli di croato e serbo, amici-nemici nello spazio di una panchina. E grazie anche per averci ricordato che la gente di Mostar è straordinaria nella sua capacità di convivenza nonostante tutto quel che è passato.
Peccato non avervi più in video, ma vi conserviamo nel cuore. Grazie anche ai compagni improvvisati: il bigliettaio del museo ferroviario di Trieste, che ci ha consentito la visita e le riprese dentro la stazione dove giunse il treno di Franz Ferdinand nel 1914; il capostazione di Metković che ci ha informato del divieto di riprendere per poi aggiungere: “Ma visto che non ci sono controlli io vi lascio fare!”; i ragazzi del bar di Mostar, tifosi delusi della Croazia; il pastore del monte Igman, che col suo sguardo cattivo forse voleva avvisarci della nostra futura disgrazia; il barista di Ilidže, che ci ha aperto l’hotel dismesso che fu di Franz e Sofia; la direttrice e i ragazzi del museo di Sarajevo, che non avrebbero mai smesso di cantare le vecchie canzoni d’amore; i poliziotti di tutte le frontiere e di tutte le stazioni di polizia che ho visitato: maledetti sbirri, potevate trovarci la roba invece di trattenerci inutilmente e farci pagare stupide multe!
Grazie alla costanza di Simone (Gavrilo) e Luca, alla personale follia di Franz (il sottoscritto) e all’amore della sua Sofia-Isabella, siamo riusciti a realizzare comunque moltissime riprese. Il viaggio di Gavrilo si è salvato al completo, molte riprese del viaggio di Franz sono state rifatte, a Vienna e in Austria abbiamo fatto interviste e riprese. Insomma, l’avventura prosegue, la vita è un viaggio, solo alla morte non c’è rimedio. La Fondazione Fratelli Cervi ha deciso di onorare il suo impegno verbale e metterà a disposizione il necessario per il montaggio. Dopo aver speso soldi, tempo e fatica; dopo aver subito furti, multe e delusioni; ora vediamo la fine. Rimangono molte cose da fare e soldi non ne abbiamo proprio più. I sottotitoli in inglese, la voce fuori campo, le musiche originali, la stampa in dvd, le richieste di partecipazione ai festival… Guardiamo al futuro; ancora una volta troveremo la strada.

Advertisements